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WENINK HOLTKAMP ARCHITECTEN, De Lakfabriek, Oisterwijk (The Netherlands), 2018

Ilaria Rosta #LABAA2019



De Lakfabriek fa parte dell'ex complesso della fabbrica di cuoio KVL, che per anni è stato uno dei 
maggiori produttori di cuoio in Europa. Nel 2001 la compagnia ha cessato le attività e ha chiuso i battenti.


IERI


OGGI


Il complesso industriale è stato ampiamente ridisegnato, restaurato e si è trasformato in un'area 
vivace e attraente. De Lakfabriek è il primo edificio del luogo riadattato sul sito con una destinazione 
residenziale; l'edificio è stato trasformato da Wenink Holtkamp Architects per conto di BOEi e Nico de 
Bont TBI.




Carattere industriale + Housing

L'edificio, progettato nel 1925 dall'architetto A. Benoit, era (e tuttora è) caratterizzato da un'architettura 
in mattoni. La rigida divisione delle aperture della facciata e gli elementi verticali in mattoni conferiscono 
all’edificio una facciata ritmata.
Preservare il carattere industriale dell'ex fabbrica era uno degli obiettivi fondamentali della trasformazione. 
Ciò è esemplificato dalla struttura in cemento grezzo, lasciata il più possibile visibile all'interno delle unità 
abitative. L'aspetto industriale è mantenuto in facciata grazie all'impiego di nuove sottili cornici in 
alluminio con un profilo classico che rimandano ai serramenti in acciaio originali, i quali purtroppo non 
potevano essere conservati.


Viene progettato un ulteriore piano aggiungendo un'estensione di vetro in copertura. La struttura
moderna e minimalista si distingue chiaramente dall'architettura esistente attraverso il linguaggio e 
il materiale, ma si adatta in modo naturale all'intero della struttura. All'ultimo piano, le terrazze sul tetto 
derivano dall’arretramento dell’estensioni in vetro rispetto alla facciata esistente.


Le 25 unità abitative sono suddivise in tre tipologie: monolocali, appartamenti e case a terra.
Il layout di ogni casa è progettato in collaborazione con i futuri residenti. Questo concetto ha portato 
alla progettazione di una gamma variegata di stili degli alloggi: 
"La casa come abito su misura per i residenti".



Esempio: CASA A TERRA


Esempio: APPARTAMENTO

Esempio: MONOLOCALE


STIFTER + BANCHMANN, Studio + Living + Production, Pfalzen (Italia), 2016

Niccolò Contri #LABAA 2019


Progettisti: stifter + bachmann

Luogo: Pfalzen, Provincia di Bolzano,Italia 

Superficie: 523 mq

Anno: 2016

Un'ex azienda artigiana con una piccola sala di produzione, un'ala di servizio adiacente per l'amministrazione e un appartamento aziendale è stata rivitalizzata e convertita per l'uso come studio + spazio abitativo + produzione. 



Il sito si trova alla periferia di un villaggio, circondato esclusivamente da altre attività artigianali ma direttamente adiacente a prati e campi. Piuttosto che abbattere l'edificio poco attraente degli anni '80, gli architetti hanno deciso di incorporarlo nel loro nuovo concetto. Il piano terra e il primo piano sono stati smontati fino alla struttura di supporto, mantenendo le aperture della facciata e la scala, e sono stati aggiunti i piani completi.



Masterplan


Piuttosto che abbattere l'edificio poco attraente degli anni '80, gli architetti hanno deciso di incorporarlo nel loro nuovo concetto. Il piano terra e il primo piano sono stati smontati fino alla struttura, mantenendo le aperture della facciata e la scala, e sono stati aggiunti i piani completi. I livelli 0 e +1 fungono da studio, mentre i livelli +2 e +3 sono designati per uso residenziale.



Prospetti

Piante

La vecchia sala di produzione è stata rinnovata con poco sforzo ed ha ripreso la sua funzione originaria. Avvolgendo sia le sezioni di edificio conservate che i nuovi volumi su tutti e quattro i piani è una facciata continua di lastre di plexiglass ondulate trasparenti. Questa seconda pelle fornisce un ulteriore isolamento e protegge la facciata incompiuta dai pannelli in legno incollati al cemento.  




Attraverso questo involucro esterno, la luce del giorno piacevolmente diffusa entra nelle stanze, con elementi scorrevoli che consentono di regolare a piacimento il grado di privacy.






https://www.archdaily.com/878272/studio-plus-living-plus-production-stifter-plus-bachmann

Niccolò Contri #LABAA 2019

STUDIO COSTA & PARTNERS + STUDIO MELLANO ASSOCIATI, Torino Sharing Hotel Residence, Torino (Italia), 2010





Lo Sharing Hotel Residence è il progetto di housing sociale temporaneo realizzato a Torino per fronteggiare esigenze di ospitalità temporanea a costi calmierati: si tratta di un’iniziativa singolare e all’avanguardia in Italia, con un notevole carattere sostenibile ed ecocompatibile sotto il profilo ambientale. Nella zona di Pietra Alta, dove sorge l’edificio, quello che era il palazzone delle Poste, di 10 mila metri quadrati, è stato trasformato in residenza per il social housing temporaneo; dopo un anno e mezzo di lavori di ristrutturazione, si presenta esternamente con la facciata colorata come un quadro di Mondrian.


L’intento è stato quello di convertire l’ex casa-albergo per i dipendenti della Posta in un edificio da destinare a diverse forme di residenza sociale temporanea (foresteria, residenza, campus e albergo) che offre parallelamente al suo interno una serie di servizi socio-relazionali, sanitari, e commerciali aperti a tutto il territorio per evitare i possibili rischi dell’effetto-ghetto. Il complesso situato in un’area di circa 10.000 mq di superficie, composto da due corpi di fabbrica di nove piani ciascuno, ha previsto la realizzazione di 180 unità residenziali cui 122 con angolo cottura e 58 senza.



Sono destinati ad una fascia sociale in situazione di disagio abitativo temporaneo quali ad esempio giovani coppie, madri single con bambini, studenti, persone in attesa di alloggio pubblico, lavoratori in trasferta, immigrati. Sono inoltre offerti una serie di servizi di supporto come un centro di mediazione, servizi di consulenza legale, spazi educativi e ricreativi per bambini e ragazzi, ambulatori medici a prezzi calmierati, luoghi di aggregazione per attività culturali ed eventi, oltre a un bio-market, bar e ristoranti.




Condividere le idee, oltre che gli spazi, e rendere possibile l’incontro di culture è la chiave per cui i servizi si moltiplicano, divenendo: un poliambulatorio, varie attività di carattere economico e socio–culturale, servizi di Car Sharing e di Bike Sharing, esercizi commerciali (ristorante, sala bar, lavanderia automatica, bio market); ampie sale comuni per attività di formazione, scambio e relax. Negli ultimi mesi, a queste già esistenti strutture, ne sono state aggiunte altre tra cui un caffè letterario, con disponibilità di oltre 300 titoli, ed attività di doposcuola per tre volte alla settimana.



La salvaguardia della sostenibilità ambientale come pratica quotidiana dei residenti è concretamente operata attraverso la predisposizione di alcuni impianti ed apparati: impianto fotovoltaico, impianto solare termico, sistema di recupero dell’acqua piovana per l’irrigazione del giardino e dello spazio bimbi, utilizzo di pittura fotocatalitica per intonaci esterni, per contribuire al miglioramento della qualità dell’aria circostante, caldaia a condensazione a basso consumo, raccolta differenziata in tutti gli spazi, realizzazione di cappotto interno per migliorare l’isolamento termico dell’edificio, impianti di illuminazione a basso consumo, riduttori di flusso per il consumo dell’acqua, utilizzo di prodotti di pulizia ecologici. Queste soluzioni sono in grado di portare ad una diminuzione del 30% del consumo di energia, oltre che alla riduzione del 10% delle spese di riscaldamento.

Giuseppe Rotella #LABAA2019

26 social housing,


Architetti: Odile + Guzy Architectes
Posizione: Chalon-sur-Saône, France
Anno di realizzazione: 2017
cliente: OPAC Saône & Loire



Il progetto di social housing creato dalla Odile Guzy Architects per la costruzione di alloggi nella città di Chalon-sur-Saône mira a creare delle abitazioni che riprendono le tipologie architettoniche delle periferie della città, sfruttando le potenzialità dell’ambiente circorstante per promuovere un approccio sostenibile che possa garantire un basso costo degli immobili, ad una eccellente qualità degli stessi, tramite l’utilizzo di costruzioni in legno per tutte le superfici esterne.







Il legno risulta essere, infatti, il perno centrale del progetto, essendo il materiale utilizzato per la costruzione delle doghe verticali che ricoprono le 26 case (suddivise in 20 appartamenti) previste dal progetto e i balconi in cui le doghe assumono un valore sia estetico che funzionale, permettendo la vista dall’interno ed impedendola dall'esterno; oltre ad avere una grande importanza dal punto di vista economico, il legno viene utilizzato per avere una maggiore continuità degli spazi, rendendo gli stessi più funzionali.
Gli spazi vengono suddivisi in modo da creare una sequenza di diverse esperienze, tra spazi aperti e spazi chiusi in cui vengono utilizzate passerelle e scale esterne volte a dare uno sguardo verso la città; l’ingresso dà spazio ad un’area di parcheggio ai cui lati sono posti i garage ed alcuni spazi aperti in modo da regalare una transizione verso l’interno più piacevole e da offrire uno spazio di privacy prima di arrivare ai vari condomini, rompendo lo schema rigido della struttura.











Il risultato è un’area per il sociale in cui si è investito molto per massimizzare lo spazio per le aree comuni, le cucine e i saloni sono estesi da ampi giardini, verande o balconi secondo le tipologie che permettono varietà d’uso e soprattutto interazioni sociali.

Sitografia
https://www.dezeen.com/2017/10/01/odile-guzy-architectes-social-housing-vertical-slats-residential-france/
https://www.domusweb.it/en/architecture/2017/10/10/wooden-clad-social-housing-in-france.html
https://www.archdaily.com/883224/chauveau-26-social-dwellings-odile-plus-guzy-architectes


Emanuela Crupi #LABAA2018