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OMA, PXP, Parigi (Francia), 2016

Andrea Marchettini #LABAA2019

PXP, OMA (Office for Metropolitan Architecture), Parigi (France)

L'identità storica di Parigi, la sua piazza e le sue strade si basano sul concetto di condivisione. E' la ragione per cui la città nasce ed esiste: come risposta alla necessità dei cittadini di unirsi, scambiare idee e lavorare. La proposta di creare uno spazio urbano dedicato alla socialità e all'innovazione, la posizione di un lotto all'incrocio tra l'asse storico e quello commerciale permettono ad OMA, ed in particolare ad Ippolito Pastellini Laparelli di fare una ricerca su un nuovo tipo di rapporto tra edificio ed urbanistica.









Quattro diverse tipologie di piazze sono unite tra loro per creare una diversità di piani spaziali, variare da eccentricità a concentricità, permettere di vivere lo spazio in modo diverso e personale. Ne risulta una sperimentale alternanza di identità: mentre l'edificio si estende per tutto il sito di progetto, la diversità delle corti provvede a fornire il carattere di una agglomerato architettonico anzichè quello di un unico blocco.








La complessità del programma offre l'opportunità per proporre nuovi modi di riunire una varietà di funzioni: lavorare, vivere, coltivare, intrattenere e condividere. Il nucleo di PXP è costituito da spazi progettati per ospitare programmi tradizionali: uffici, abitazioni, hotel, vendita al dettaglio e funzioni di parcheggio. Inoltre attorno a questi c'è una proposta di spazi condivisi, che occupa un quinto del sito. Il concetto di condivisione è applicato in ogni componente del programma, dai giardini agli spazi di parcheggio, dagli uffici ai negozi.

Gli spazi di condivisione sono distribuiti all'interno dell'edificio, consentendo agli utenti occasionali, ai residenti e alle persone di passaggio di incontrarsi negli spazi pubblici. I principali spazi condivisi si trovano al primo e al secondo piano. Questi grandi piani possono vantare aree a doppia altezza tra cui grandi auditorium e aree di attesa per i passeggeri delle stazioni degli autobus, spazi per il fitness, uffici (co-working, sale riunioni, aule), asili nido, bifamiliari, caffè e ristoranti.

La facciata trasparente consente una lettura della diversità programmatica, e le sue inflessioni svelano alternativamente spazi più intimi e generose aperture alla città.











La paesaggistica è un aspetto importante del PXP, contribuisce alla sua integrazione nel tessuto urbano e alla manifestazione della sua unicità. L'intervento paesaggistico offre una gamma di spazi che garantiscono un'elevata biodiversità. Il paesaggio del sito è costituito da tre componenti principali: cortili piantati, facciate verdi e agricoltura urbana. Attraverso giardini condivisi che coinvolgono i residenti locali, il progetto rafforza i legami sociali nel vicinato, consentendo ai residenti di fare da giardino individualmente e / o collettivamente. Il tetto dell'edificio, interamente dedicato all'energia rinnovabile dell'agricoltura urbana, colloca l'edificio e i suoi utenti in un sistema di economia condivisa e responsabile. La produttività dei 5800 m² di agricoltura urbana è stimata in 8 tonnellate all'anno di frutta, verdura, erbe e fiori commestibili. L'obiettivo di energia zero colloca il progetto nelle dinamiche sostenibili del piano climatico.



Vista del complesso e del rapporto con verde, contesto ed infrastruttura


https://oma.eu/projects/pxp



MULTIVERSE ARCHITECTURE (MUA), Fabrika Tbilisi, Tbilisi (Georgia),2017



FABRIKA TBILISI
Tbilisi, Georgia
Multiverse Architecture (MUA)
2017



L’edificio, situato in un quartiere storico della città di Tbilisi, nasce come fabbrica tessile nel periodo in cui la Georgia era soggetta alla dominazione sovietica; poi dismesso e abbandonato per diversi anni. Lo scopo dell’intervento dello studio di architetti MUA è stato quello di dare nuova vita al luogo e di farlo diventare un punto di riferimento e di incontro, sia per i cittadini che per i turisti. Da luogo abbandonato e degradato a luogo cardine, in cui la vita culturale e artistica della città viene espressa pienamente.





Gli architetti hanno scelto di preservare il più possibile l’aspetto e l’assetto originario della fabbrica, intervenendo soprattutto all'interno, dato che si doveva dotare l’edificio di nuove funzioni. Le facciate, per lo più immodificate, vengono utilizzate come superfici ideali per la street art, dichiarando subito il forte spirito artistico del luogo. Il risultato è un edificio dall'aspetto industriale completamente integrato nel contesto urbano. 







L’edificio si compone di tre elementi distinti, disposti in modo da creare una corte interna rettangolare, diventata centro pulsante del luogo. All'interno di questi blocchi, oltre ad un ostello, vi sono caffè, bar, studi di artisti e le loro residenze, negozi, scuole, spazi di Co-working e lo studio degli architetti responsabili dell’intervento. Gli interni di questi spazi sono, ove possibile, quelli originari: le pareti sono lasciate nude, i soffitti e i pavimenti sono lasciati intatti; i progettisti hanno cercato di lasciare vivo il più possibile l’aspetto dell’antica azienda anche nel design degli interni, persino alcuni dei vecchi macchinari, trovati sul luogo, vengono reinterpretati come oggetti di arredo. Sono state apportate modifiche per quanto riguarda gli accessi e la circolazione all'interno della struttura, è stato aggiunto l’accesso per disabili e sostituito il vecchio sistema di impianti con nuovi energeticamente efficienti.







L’ostello ai primi due piani si compone di spazi dediti alla condivisione, vi si trova un ampia zona ristorante, una zona bar, una lobby dall'atmosfera accogliente e stimolante, piena di vecchi tappeti tradizionali, spazi di ritrovo e sale polifunzionali.







Al secondo e terzo piano si trovano i dormitori, che raggiungono un totale di 400 posti letto, questi sono divisi in camerate, camere doppie, camere matrimoniali e suite.





La scala, in acciaio ricoperto di compensato, è l’elemento cardine del complesso, oltre alla sua funzione di base, offre l'opportunità di esplorare l’ambiente da diversi punti di vista.

Fonti:
https://www.archdaily.com/888579/fabrika-tbilisi-mua
https://www.artribune.com/dal-mondo/2018/11/fabrika-ostello-tbilisi/
https://www.archilovers.com/projects/239925/fabrika-tbilisi.html#images
http://www.mua.ge/
https://fabrikatbilisi.com/

Mariachiara Petrolini#LABAA2019

RABATANALAB_Social housing in Bergen_Bergen, Norvegia_ 2015


Il nuovo quartiere residenziale di Bergen in Norvegia, appena fuori dal centro antico si trova su di un sito dal forte carattere paesaggistico e storico; un’area affacciata all’interno del fiordo che fu teatro della realtà industriale cittadina a partire dal medioevo, abbandonata da molti anni oggi si è trasformata in una spaccatura fra due parti della città.



Il progetto dello studio Rabatanalab cerca di ricucire questo strappo puntando sulla relazione fra terra ed acqua e sul nuovo modello di città autosufficiente, fautrice di relazioni sociali nella condivisione e compartecipazione degli spazi e delle funzioni. Questa riconnessione viene ottenuta attraverso bande di cucitura trasversali rappresentate dagli edifici e tasche di verde pubblico, creando un disegno urbano che si ispira al quartiere di Bryggen, patrimonio dell’Unesco.





Edifici stretti e lunghi si alternano a dei vuoti, reinterpretando il concetto delle corti, nelle quali si vengono a creare degli spazi verdi semiprivati che concorrono a creare un nuovo insediamento comunitario, questo servito da spazi commerciali e di lavoro cooperativo; mentre la relazione fra terra ed acqua viene mitigata da un waterfront progettato come una sequenza di percorsi impostati su differenti quote che si corona in un parco lineare avente lo scopo di ricucire il nuovo quartiere di Mollendal alla città.






Scendendo di scala troviamo una tipologia a ballatoio che reinterpreta il collegamento orizzontale come una promenade coperta caratterizzata da un successione di ambienti dal carattere comunitario. Una serie di tagli di appartamenti caratterizzati dalla forte adattabilità all’utente, questa permessa da una progettazione modulare per fasce, risultano essenziali ma sempre dotati di terrazza privata, che in realtà si vedono potenziati dal forte numero di servizi presenti all’interno del complesso stesso.





Sitografia:

Alessandro Mengana #LABAA2018
ELLEBO HOUSING ESTATE, Ballerup, Danimarca 2013






Arch: FORA + BETH HUGHENS



Architettura: João Moura Fagulha, João Prates Ruivo, Raquel Maria Oliveira, Beth Hughes.

Luogo: Ballerup, Danimarca

Consulente di sostenibilità: TU+A - Raúl Moura

Ingegneri strutturali e ambientali:
Quadrante Engenharia e Consultoria SA - João Costa, João Sousa.

Render: Panoptikon - Tudor Vasiliu.

Cliente:
Nordic Innovation.


FORA e Beth Hughes con Raul Moura e Tudor Vasiliu sono stati selezionati come uno tra i gruppi finalisti per la seconda fase della competizione Danese nella Nordic Built Challenge – una gara di design aperta e multidisciplinare per la rigenerazione di cinque edifici, situati uno in ogni Nordic country. La loro proposta si rivolge alla Ellebo Housing Estate a Ballerup in Danimarca. La tenuta è stata costruita nel 1963 ed è connessa a quattro edifici per un totale di 20.000m2, includendo il contesto e le aree verdi circostanti. La loro sfida era quella di rigenerare un edificio esistente e un’area esterna ad esso adiacente e 5000m2 di abitazioni aggiuntive. 

Edifici preesistenti

Edifici riqualificati


 
Ellebo housing estate è un edificio manifesto dell’ideologia modern – blocchi di abitazioni collettive con zone condivise, aggregati intorno ad un grande spazio comune, un modello flessibile che offre ancora una valida base per un nuovo inizio. Già nel 1990 un altro intervento di rigenerazione era stato fatto ed aveva alterato le prestazioni tecniche dell’edificio. L’introduzione dei balconi chiusi ha ampliato gli ambienti del living ma ha anche allontanato le residenze dallo spazio esterno. 





Questa riqualificazione presenta l’opportunità di ricongiungere questa frattura tra spazio privato e pubblico e reintroduce lo spazio comunitario come una qualità fondamentale del progetto.
L’intervento ambisce ad amplificare, accrescere e costruire le qualità dello schema esistente (riportato qui sotto).



La zona verde centrale, attraverso un processo di partecipazione, viene suddivisa in diversi giardini comuni grazie un programma studiato di divisione in piccoli lotti, ognuno con una funzione differente.
La rigenerazione dell’Ellebo housing estate ha portato la qualità degli insediamenti ad un livello superiore, conferendo un forte carattere collettivo a tutto il complesso e questo può essere visto sia come aspetto molto positivo ma anche come negativo, dal momento che a partire dai giardini d’inverno fino alle aree verdi, nessuno spazio è effettivamente privato.


masterplan 1:1000

stralcio di pianta 1:100

tipologie alloggi







Una parte importante del progetto è legata allo studio delle condizioni climatiche del sito del progetto, per poter raggiungere il livello di sostenibilità richiesto dal contest. Studiando l'assetto degli edifici preesistenti, gli architetti hanno voluto migliorare la ventilazione interna dell'edificio; considerando l'esposizione delle pareti esterne al sole, hanno scelto di aggiungere un layer di brise soleil verticali applicati alle vetrate dei giardini d'inverno in modo da ottimizzare due aspetti:
Il primo è quello di minimizzare la perdita di calore durante le stagioni più fredde e controllare l'insolazione estiva. Il secondo è quello di fornire ogni appartamento di uno spazio esterno, un balcone calibrato a seconda della tipologia di alloggio (se simplex o duplex). La parete vetrata è autoportante e separa lo spazio semi privato da quello esterno, permettendo così di proteggere gli alloggi dalle piogge e dalle raffiche di vento, creando così una zona di buffering.



giardini d'inverno
Virginia D'urso #LABAA